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Sestante

Spazio per spunti, riflessioni, articoli e commenti suggeritimi dagli eventi della realtà odierna
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Adrianowrote:
Questo space non è rivolto a tutti indistintamente, ma soprattutto a quanti non sono soddisfatti della situazione culturale, politica ed economica attuale. Allo scrivente poi stanno soprattutto a cuore la laicità dello Stato, oggi presente nella Costituzione col grosso neo del Concordato, ma sempre più compromessa dall'ingerenza della Chiesa Cattolica e dei suoi emissari politici, e l'amore per la scienza e per il suo libero dispiegarsi non sufficientemente apprezzato nel nostro Paese.
Quello che mi propongo è di raccogliere documenti, articoli e riflessioni che siano utili a quanti desiderano un cambiamento della società nel senso di una maggiore equità e partecipazione, l'opposizione al conformismo dilagante e la lotta alle superstizioni irrazionalistiche e perché no, religiose.
June 19
in ordine alfabetico di titolo o nome
July 04

I sogni tranquilli degli ex straccioni

La ruota della storia gira. E mentre noi italiani strisciavamo rasoterra, adesso siamo più in alto, non tanto per la verità, ma quanto basta per guardare con disprezzo quelli che stanno dove eravamo noi. La memoria è corta, e deve esserlo. Altrimenti come si farebbe a non avere pensieri disturbanti del tipo che adesso a dormire in tuguri o in stanze sovraffollate non siamo noi, che non siamo più paragonati agli animali o che non rischiamo più di essere linciati per un'inezia. E se qualcuno fa sogni un po' agitati è la cattiva digestione, non è il rollio delle navi che attraversavano l'atlantico e che disturbava assieme al cattivo odore, il sonno di chi dormiva sottocoperta in terza classe. Adesso sono loro gli appestati. Addirittura dovevano essere denunciati se, clandestini andavano da un medico, se bambini di clandestini dovevano essere segnalati e perdere la scuola. Ma questo non è affar nostro e le ronde ci proteggeranno dal male. Buona notte.
Da La Repubblica
 
VENERDÌ, 03 LUGLIO 2009
 
ORA L´ITALIA È PIÙ CATTIVA
 
 
 
 
ADRIANO SOFRI

Variando Pietro Nenni ("Da oggi siamo tutti più liberi") il governo ieri ci ha dichiarati tutti più sicuri. Da ieri, siamo tutti più insicuri, più ipocriti e più cattivi. Più insicuri e ipocriti, perché viviamo di rendita sulla fatica umile e spesso umiliata degli altri.
infermieri e domestiche e badanti di vecchi e bambini, quello che abbiamo di più prezioso (e di prostitute, addette ad altre cure corporali), e lavoratori primatisti di morti bianche, e li chiamiamo delinquenti e li additiamo alla paura. Ci sono centinaia di migliaia di persone che aspettano la regolarizzazione secondo il capriccio dei decreti flussi, e intanto sul loro lavoro si regge la nostra vita quotidiana, e basta consultare le loro pratiche di questura per saperne tutto, nome cognome luogo di impiego e residenza, nome e indirizzo di chi li impiega. La legge, vi obietterà qualcuno, vuole colpire gli ingressi, non chi c´è già: non è vero. La legge vuole e può colpire nel mucchio. È una legge incostituzionale, non solo contro la Costituzione italiana, ma contro ogni concezione dei diritti umani, e punisce una condizione di nascita – l´essere straniero – invece che la commissione di un reato. Dichiara reato quella condizione anagrafica. Ci si può sentire più sicuri quando si condanna a spaventarsi e nascondersi una parte così ingente e innocente di nostri coabitanti? Quando persone di nascita straniera temano a presentarsi a un ospedale, a far registrare una nascita, a frequentare un servizio sociale, o anche a rivolgersi, le vittime della tratta, ad associazioni volontarie e istituzionali (forze di polizia comprese) impegnate a offrir loro un sostegno. Quando gli stranieri temano, come avviene già, mi racconta una benemerita visitatrice di carceri, Rita Bernardini, di andare al colloquio con un famigliare detenuto, per paura di essere denunciato? Lo strappo che gli obblighi della legge e i suoi compiaciuti effetti psicologici e propagandistici provoca nella trama della vita quotidiana non farà che accrescere la clandestinità, questa sì lucrosa e criminale, di tutti i rapporti sociali delle persone straniere. È anche una legge razzista? Si gioca troppo con le parole, mentre i fatti corrono. Le razze non esistono, i razzisti sì. Questa legge prende a pretesto i matrimoni di convenienza per ostacolare fino alla persecuzione i matrimoni misti, ostacola maniacalmente l´unità delle famiglie, fissa per gli stranieri senza permesso di soggiorno una pena pecuniaria grottesca per la sua irrealtà – da 5 a 10 mila euro, e giù risate – e in capo al paradosso si affaccia, come sempre, il carcere. Carcere fino a tre anni per chi affitti una stanza a un irregolare: be´, dovremo vedere grandiose retate. Galera ripristinata – bazzecole, tre anni – a chi oltraggi un pubblico ufficiale: la più tipicamente fascista e arbitraria delle imputazioni. Quanto alle galere per chi non abbia commesso alcun reato, salvo metter piede sul suolo italiano, ora che si chiamano deliziosamente Centri di identificazione e di espulsione, ci si può restare sei mesi! Sei mesi, per aver messo piede. Delle ronde, si è detto fin troppo: e dopo aver detto tanto, sono tornate tali e quali come nella primitiva ambizione, squadre aperte a ogni futuro, salvo il provvisorio pudore di negar loro non la gagliarda partecipazione di ammiratori del nazismo, ma la divisa e i distintivi.
Tutto questo è successo. Ogni dettaglio di questo furore repressivo è stato sconfessato e accantonato nei mesi scorsi, spesso per impulso di gruppi e personalità della stessa maggioranza, e gli articoli di legge sono stati ripetutamente battuti nello stesso attuale Parlamento introvabile. È bastato aspettare, rimettere insieme tutto, e nelle versioni più oltranziste, imporre il voto di fiducia – una sequela frenetica di voti di fiducia – e trionfare. Un tripudio di cravatte verdi, ministeriali e no, con l´aggiunta di qualche ex fascista berlusconizzato. (Perché non è vero che il berlusconismo si sia andato fascistizzando: è vero che il fascismo si è andato berlusconizzando). La morale politica è chiara. Il governo Berlusconi era già messo sotto dalla Lega ("doganato": si può dire così? Doganato dalla Lega). Ora un presidente del Consiglio provato da notti bianche e cene domestiche è un mero ratificatore del programma leghista. Ma la Chiesa cattolica, si obietterà, ha ripetuto ancora ieri il suo ripudio scandalizzato del reato di clandestinità e la sua diffidenza per le ronde e in genere lo spirito brutale che anima una tal idea della sicurezza. Appunto. Berlusconi è politicamente ricattabile, ma non da tutti allo stesso modo. Dalla Lega sì, dalle commissioni pontificie no, perlomeno non da quelle che si ricordano che il cristiano è uno straniero.
Un ultimo dettaglio: le carceri. Mai nella storia del nostro Stato si era sfiorato il numero attuale di detenuti: 64 mila. Dormono per terra, da svegli stanno ammucchiati. La legge riempirà a dismisura i loro cubicoli. Gli esperti hanno levato invano la loro voce: "Le carceri scoppiano, c´è da temere il ritorno della violenza, un´estate di rivolte". Può darsi. Ma non dovrebbe essere lo spauracchio delle rivolte, che non vengono, perché nemmeno di rivolte l´umanità schiacciata delle galere è oggi capace, a far allarmare e vergognare: bensì la domanda su quel loro giacere gli uni sugli altri, stranieri gli uni agli altri. La domanda se questi siano uomini.
July 03

L'etica questa sconosciuta

Se adesso anche dei giudici costituzionali non si peritano di andare a cena dal capo del governo quando sono chiamati a giudicare un decreto che lo mette al riparo da processi pendenti e futuri, vuol dire che l'etica per questi signori è diventata l'ultima ruota del carro. Questo per mostrare come il cinismo sia penetrato così a fondo da noi da non aver risparmiato neanche le più alte cariche a cui si richiede la massima imparzialità e una specchiata moralità. Una volta si diceva che perfino la moglie di Cesare non doveva destare sospetti, oggi si largheggia tanto che, come dice sull'amaca Michele Serra, le macchie sulla coscienza pesano meno di quelle del sugo. E se qualcuno li richiama al dovere, rispondono con arroganza, come a dire: "fatti i fatti tuoi".
Da La Repubblica
 
VENERDÌ, 03 LUGLIO 2009
 
I COMPAGNI DI MERENDE
 
 
 
 
MASSIMO GIANNINI

Abbassare i toni, chiede il presidente della Corte Francesco Amirante. Come se la cena fra due giudici costituzionali, il capo del governo e il suo guardasigilli fosse una questione di fair play privato e di bon ton istituzionale, e non invece uno scandalo e una vergogna morale. Cos´altro deve accadere, perché si percepisca l´abisso etico-politico in cui il berlusconismo ha precipitato questo paese, riproducendo per partenogenesi le forme di un conflitto di interessi sempre più endemico, pervasivo, totalizzante?
Cos´altro deve accadere, perché si comprenda l´imbarbarimento giuridico-normativo in cui il berlusconismo ha trascinato lo Stato di diritto, trasformandone i «servitori» irreprensibili in co-autori irresponsabili delle sue leggi ad personam?
Le parole dei due giudici coinvolti nel caso si commentano da sole. A colpire, nell´eloquio di Luigi Mazzella e di Paolo Maria Napolitano, non è solo la corriva complicità di chi detta per lettera un «caro Silvio, siamo oggetto di barbarie», né la banale volgarità di chi obietta «a casa mia invito chi voglio». Un frasario da «compagni di merende», più che da principi del foro, che nessuna frequentazione presente o passata (per rapporti privati di amicizia o relazioni pubbliche d´ufficio) potrebbe oggi giustificare. Ma quello che inquieta e indigna è la condivisione di un format ideologico caro al presidente del Consiglio, che rovescia sugli avversari la sua visione illiberale e autoritaria del potere. «Un nuovo totalitarismo» che «malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali»: ne scrive Mazzella, e sembra di sentire l´ennesimo comizio assurdamente resistenziale del Cavaliere. «Siamo vittime di un tentativo di intimidazione»: ne sragiona Napolitano, e pare di ascoltare l´ennesima giaculatoria falsamente vittimistica del Caimano.
Nessuno riuscirà a far fare un passo indietro a questi due «uomini di legge», che della legge fanno strame, in nome della legge. È un gioco di parole, ma proprio questo è il vero cortocircuito che impedisce e impedirà qualunque intervento su due giudici che hanno ineluttabilmente violato tutti i codici deontologici, anche se nessun codice penale. Ha formalmente ragione il Capo dello Stato, a spiegare attraverso i suoi uffici che un provvedimento del Quirinale, in un caso come questo, «non ha fondamento perché interferirebbe nella sfera di insindacabilità della Corte». Costituzione alla mano, è assolutamente vero. Come, Costituzione alla mano, è assolutamente vero che i giudici della Consulta appartengono a una sfera diversa rispetto a quelli ordinari. Diversi i criteri di nomina e di elezione, differenti le regole di carriera, che li esclude dal cursus dei concorsi e dalla disciplina del Csm.
Proprio in quanto rappresentanti di un organo di rilevanza costituzionale che deve decidere spesso su questioni che riguardano altri poteri dello Stato, non subiscono gli stessi limiti cui sono esposti gli altri «contropoteri».
Ma si potrebbe dire che proprio lo «status» speciale di questi giudici, per la cruciale importanza delle questioni di principio sulle quali sono chiamati a decidere e sui quali poggia l´intero Stato di diritto, li espone ad un «self restraint» infinitamente maggiore, e non indiscutibilmente minore, rispetto a quello cui devono sentirsi sottoposti un gip, un gup, un pm o un magistrato di corte d´appello. L´inalienabile principio della «terzietà», per loro, dovrebbe valere immensamente di più di quanto non valga per un giudice civile, che per esempio, come prevede l´articolo 51 del codice di procedura, è obbligato all´istituto dell´astensione «se ha un interesse nella causa o in altra vertente su identica questione di diritto», e soprattutto «se egli stesso o la moglie è parente... o è commensale abituale di una delle parti o di alcuno dei difensori». Perché un pretore deve astenersi da una causa se ha pranzato più volte con il denunciante nella stessa controversia, e Mazzella e Napolitano potranno allegramente decidere della legittimità costituzionale del lodo Alfano, pur avendo cenato infinite volte con il vero, unico beneficiario di quello scudo processuale che lo mette al sicuro da una probabile condanna penale? Basta il fatto che il primo sia obbligato al passo indietro da un articolo testuale del codice, e i secondi possono sottrarsi all´obbligo solo perché non c´è una norma espressa che glielo imponga? Eppure questo succede, e questo succederà quando il 6 ottobre cominceranno le udienze della Consulta su quella scellerata legge salva-premier. Con buona pace di tutti. A partire dallo stesso Cavaliere. Ha tuonato per anni contro la Corte, «covo di comunisti» e architrave del «pentagono rosso» che domina l´Italia bolscevica, e oggi ne capta la benevolenza attraverso un´intollerabile forma di diplomazia conviviale. Ha insultato il giudice Gandus definendola «toga eversiva» e ha tentato di ricusarla solo perché, avendo partecipato a qualche iniziativa di Magistratura democratica contro qualcuna delle sedicenti «riforme della giustizia» del Polo, sarebbe stata incapace della necessaria obiettività di giudizio nel decidere su di lui al processo Mills. E ora difende a spada tratta due »toghe corrive» perché, pur avendo più volte condiviso con lui la tavola in questi mesi di serena bisboccia, in autunno avranno sicuramente la necessaria obiettività di giudizio nel decidere sulla costituzionalità di una legge che lo riguarda in prima persona.
Invocare il ripristino della «sacralità» degli organi di garanzia, come fa Di Pietro, è purtroppo una pia illusione.
In questa perpetua eresia italiana i mercanti presidiano il tempio. E non si vede più chi li possa cacciare.
m.giannini@repubblica.it
July 01

Il silenzio assordante delle donne

Se si tornasse a 30 anni fa, vicende come quelle dei festini del Cavaliere avrebbero suscitato reazioni tali che le protagoniste si sarebbero dovute nascondere sotto terra. E invece adesso sembra che per le donne il modo preferito per emergere sia quello di accattivarsi i favori di un potente di turno oppure affidarsi alle quote, confermando così la propria subalternità, come dei cagnolini avidi che aspettano che qualche osso cada dalla tavola. Ma la vera affermazione si conquista direttamente con la lotta, il potere concesso non è mai autentico. È sempre sub condicione. Del resto, la metà del cielo è talmente vasta che quelle alcove e quelle misere concessioni fanno ridere in confronto alla bellezza della scienza, dell'arte, di una politica autentica. Non sono mancate donne in ogni campo che sono state capaci di emergere solo grazie al proprio talento e alla propria determinazione. Perciò care donne aborrite le miss di qua e le miss di là. È il cielo quello che vi compete. Non fatevene espropriare. Intanto ascoltate questa denuncia/appello di questa donna su La Repubblica.
 
 
MARTEDÌ, 30 GIUGNO 2009
 
Pagina 32 - Commenti
 
L´italia, il potere e il silenzio delle donne
 
 
 
 
NADIA URBINATI

Non è facile essere donne in questo tempo di stravolgimento dei valori e dei costumi, di smarrimento del senso comune. Non è facile trascendere ciò che ci sta intorno e ci offende: vicende di giovani donne che si lasciano abbagliare da vecchi e meno vecchi uomini potenti; che accettano di farsi rimpicciolire fingendosi "bimbe" di un "papi". Non c´è glamour in questa società dei diminutivi. Le ragazze che sono vel-ine, meteor-ine e ricevono farfall-ine e targarugh-ine: un linguaggio che le rimpicciolisce trasformando il serraglio in un parco ludico infantile. Nelle Lettere persiane di Montesquieu si trovano immagini rassomiglianti, rappresentazioni attualissime della vita servile di corte, più sordida perfino di quella dell´harem dove, se non altro, a fare da intermediari tra le donne e il sultano c´erano eunuchi. È questo l´esito delle fatiche che donne e uomini di più generazioni hanno sopportato per poter vivere come eguali nella vita pubblica e in quella privata?
Mary Wollstonecraft, la coraggiosa e giovane iniziatrice del femminismo moderno, aveva parole durissime contro una società che preparava le ragazze ad un futuro che era perfettamente funzionale alla società patriarcale: educate a essere cocotte appetibili mentre erano giovani per poi finire a procreare figli e servire mariti. Pensava, lei illuminista, che tutto cominciasse con l´educazione, che la ragione dell´assoggettamento delle donne fosse da cercare nell´ignoranza e nell´esclusione dalla vita della città. In una società dove tutto il vivere civile era strutturato e pensato come una succursale allargata della casa, quello che appariva agli occhi delle sue coetanee come un´occasione da sfruttare non era che una dorata prigione. Mary era durissima e severa con le donne del suo tempo perché remissive e docili; concentrate a sviluppare quelle competenze salottiere che potevano, questa la loro speranza, spianare la strada verso un buon matrimonio; per questo, si facevano complici del serraglio nel quale vivevano, «oggetto di attenzioni triviali da parte di uomini che considerano tali attenzioni un tributo virile da pagare al gentil sesso, quando in realtà essi lo insultano affermando la propria superiorità».
La bella Mary si rivoltò contro quel mondo goldoniano di serve furbette e padroni protervi e rivendicò l´inclusione delle donne nelle scuole e nella vita pubblica; donne protagoniste senza intermediari ma per loro capacità e con i loro sforzi, non attive da dietro le quinte. Il pubblico invece che l´esilio forzato nel privato; la sfera della politica per via di consenso aperto tra cittadini eguali invece che per via di intrigo di cortigiani; l´arma dei diritti invece e contro quella della forza: questa è stata dal Settecento la strada percorsa da chi ha difeso la dignità di uomini e donne; anche degli uomini, perché la condizione della donna è sicuramente lo specchio nella quale si riflette lo stato di tutta la società.
Da qui le donne sono partite nei decenni a noi più vicini per rivendicare un´altra fetta di diritto e di potere, quella che avrebbe dovuto sollevare finalmente il velo del privato per mostrare le nicchie di violenza e sopruso che ancora resistevano, non viste, non dette, non considerate: la violenza domestica in primo luogo, ma anche l´abitudine inveterata a leggere come naturalità ciò che invece era ed è sempre stato frutto di cultura e società, dominio e dipendenza. La stagione dei diritti ha rovesciato un modo di leggere i rapporti umani e tra i generi, nel privato e nel pubblico; ha svelato e decostruito l´interpretazione consolidata di ciò che è sociale e di ciò che è naturale, ridefinendo il genere e il ruolo dei e tra i sessi. Questa è stata la grande lezione delle battaglie per i diritti civili combattute dietro lo slogan "il privato è politico", "il privato è pubblico".
Decine di anni dopo quelle battaglie per i diritti, le società moderne, quella italiana in maniera abnorme, si trovano nella condizione paradossale di veder rovesciata quella logica, per cui tutto il pubblico è ora privato e il privato ha occupato il pubblico con le conseguenze aberranti per cui da un lato vi è una legge che mette la privacy sull´altare della religione secolare e dall´altro vi è una vita politica che è il palcoscenico sul quale si recita soltanto una parte, quella privata. E se questa parte si mescola (come può essere diversamente?) con questioni politiche o di Stato e i cittadini vogliono sapere e i giornali cercano di svelare, allora si evoca la sacralità della privacy, sulla quale si pretende di inchiodare l´informazione, facendola passare come un´intrusione invece che come un bene pubblico. Il paradosso è che chi per primo ha cancellato ogni distinzione tra pubblico e privato si fa ora rivendicatore di quella separazione. È evidente il giuoco delle parti che si cela dietro questa che è come la magia della stanza degli specchi: confondere tutti i piani per potere usare a piacere l´uno e l´altro a seconda dell´interesse. Allora, le ragioni di Stato sono l´arma per nascondere questioni che con lo Stato nulla hanno a che fare; e le ragioni del privato servono a nascondere ciò che è di interesse pubblico e di cui i cittadini hanno diritto di sapere.
In giuoco, è stata l´unanime e giusta diagnosi, c´è la legittimità e la credibilità delle nostre istituzioni, non solo di fronte a noi cittadini italiani, ma anche presso i paesi stranieri. L´Italia è una miniatura di se stessa, lo specchio di quel linguaggio di diminutivi che le giovani ragazze si lasciano appioppare con sorprendente indifferenza da profittatori di ogni età. La loro presenza sulla scena sociale è tutta privatissima, proprio come vogliono che sia da tempi immemorabili gli uomini "a mal più ch´a ben usi". Le donne sono sempre lo specchio della società, il segno più eloquente della condizione nella quale versa il loro paese: quando muoiono per le violenze perpetrate da un potere tirannico o quando viaggiano con voli prepagati per ritirare un cotillon a forma di farfalla. Nelle loro storie è riflessa la storia tragica o patetica delle loro case e delle loro città. E come nel caso delle donne vittima di violenza del tiranno, anche nell´altro è urgente che si levino voci di critica, di sconcerto, di denuncia; voci di donne. Questo silenzio ammorba l´aria.
June 29

Sensazionale ma non troppo

Secondo l'annuncio papale di ieri sera, sarebbero state scoperte nella tomba di San Paolo sotto l'altare maggiore della basilica di San Paolo fuori le mura, frammenti di ossa appartenute all'apostolo. Che dire?
Esisteva una tradizione fin dagli inizi del cristianesimo che gli apostoli Pietro e Paolo sarebbero stati attivi a Roma e che Paolo, sarebbe stato ucciso sulla strada per Ostia. Sul luogo del suo presunto martirio fu poi edificata una basilica su un preesistente edificio in suo onore. Ora, considerato che allora i cristiani venivano uccisi, che la basilica risale alla fine del IV secolo, che vi era una tradizione sulla presenza della tomba di Paolo in quel luogo, nonostante non si possa sempre dar credito a tutte le tradizioni, la cosa è possibile. Non si può affermare però con certezza che quelle ossa siano effettivamente di Paolo, perché per farlo bisognerebbe disporre del suo DNA. Dallo stringato annuncio possiamo solo dedurre che si tratta di un uomo, probabilmente cristiano, vissuto tra il I e il II secolo DC. Scarsissimi sono però i dati sulla scoperta, sulla procedura e sugli autori. Si dice solo che è stata inserita una sonda nella tomba e che, assieme ad alcuni tessuti di lino, a grani d'incenzo, sono stati trovati piccoli frammenti ossei che, analizzati al carbonio 14, si sono rivelati appartenenti a quel periodo. Sconcertante è infine la segretezza con la quale l'operazione è stata condotta. Sarebbe stato più opportuno che la Chiesa, avesse dato pubblica notizia del progetto spiegando i tempi, i metodi, le procedure e gli autori dello stesso. Ci sarebbe stato sì l'inconveniente di un risultato non rispondente alle aspettative, con grave compromissione per il luogo di culto, ma sarebbe apparsa chiarala serietà degli intenti. Mantenendo segreta l'operazione, rimane il sospetto di una cosa fatta in casa, lontano dalle altrui verifiche o controdeduzioni. Senza contare poi che, in caso di risultati negativi, la cosa si sarebbe insabbbiata e nessuno ne sarebbe stato più a conoscenza. Salvo, naturalmente, qualche scoop sempre possibile. Così ne parla La Repubblica.
 
LUNEDÌ, 29 GIUGNO 2009
 
Pagina 20 - Cronaca
 
"Quei resti sono dell´apostolo Paolo"
 
L´annuncio di Ratzinger: test del carbonio14 sulle ossa sepolte nella basilica
 
 
 
Benedetto XVI chiude le celebrazioni dell´anno dedicato al santo
 
ORAZIO LA ROCCA

CITTÀ DEL VATICANO - «Sì, quelle ossa sono dell´apostolo Paolo». Storico colpo di scena ieri sera nella basilica di San Paolo fuori le mura, a Roma. Benedetto XVI ha solennemente annunziato Urbi et Orbi (alla città di Roma e al mondo) che nel sarcofago situato da secoli sotto l´altare maggiore, «dopo una attenta ricognizione scientifica», sono stati trovati frammenti di ossa umane risalenti al primo-secondo secolo d. C., oltre che grani d´incenso rossi e tessuti di lino. «Ciò conferma - ha assicurato il pontefice - l´unanime e incontrastata tradizione che si tratti dei resti mortali dell´apostolo Paolo».
L´annuncio - frutto di una attenta regia scrupolosamente gestita dal cardinale arciprete della basilica, Andrea Cordero Lanza di Montezemolo - ha clamorosamente chiuso le celebrazioni dell´Anno Paolino presiedute dallo stesso Benedetto XVI. Anzi, per evitare fughe di notizie sui lavori che da mesi si stanno facendo intorno al sarcofago con la diretta supervisione dello stesso cardinale Cordero Lanza di Montezemolo - che tra l´altro è anche un architetto specializzato in tecnica e scienze delle costruzioni - la Sala Stampa vaticana appena pochi giorni fa, presente il porporato arciprete, aveva «decisamente» negato che il luogo della tomba del santo sarebbe stata sottoposto a ricognizioni. «Forse se ne parlerà più in là perché le difficoltà sono enormi a causa dello spessore della tomba», era stata la «spiegazione» tecnica delle autorità pontificie. Bugie diplomatiche. In realtà, in Vaticano già sapevano tutto, ma nessuno ha fatto trapelare nulla per non compromettere, evidentemente, l´effetto sorpresa su quanto il Papa avrebbe annunciato alla chiusura delle celebrazioni paoline in ricordo della nascita di San Paolo. E così è stato.
«Siamo qui raccolti presso la tomba dell´apostolo il cui sarcofago conservato sotto l´altare papale è stato fatto recentemente oggetto di una attenta analisi scientifica», ha spiegato tra l´altro Ratzinger. «Nel sarcofago che non è mai stato aperto in tanti secoli - ha puntualizzato - è stata praticata una piccolissima perforazione per produrre una speciale sonda mediante la quale sono state rilevate tracce di un prezioso tessuto di lino colorato di porpora, laminato di oro zecchino e di un tessuto di colore azzurro con filamenti di lino. Trovati anche grani di incenso rosso e di sostanze proteiche e calcaree. Inoltre piccolissimi frammenti ossei, sottoposti all´esame del carbonio 14 da parte di esperti ignari della loro provenienza sono risultati appartenere a persona vissuta tra il primo e il secondo secolo». Da qui, l´assicurazione che si tratta dei «resti mortali dell´apostolo Paolo. E tutto questo riempie il nostro animo di profonda emozione».

Quel romanzo infinito della Sindone

Altro che "il codice Da Vinci", c'è un romanzo che non finisce mai, ed è quello della Sindone di Torino. Nonostante ci sia stato un responso scientifico fatto da 3 (tre) enti indipendenti che certificano l'appartenenza del reperto al medioevo, ancora certe fervide menti vorrebbero insinuare dei dubbi, fare nuovi studi ecc.. Ora, anche ammesso che la scienza abbia preso una cantonata - il dubbio è tipico della scienza - non capisco questo attaccamento morboso per le reliquie. Se un tale indumento non fosse mai esistito, forse per i credenti il Vangelo sarebbe per questo sminuito? È come se un buddista fosse meno devoto se non esistessero una reliquia del Buddha, o se un seguace di Gandhi lo venerasse di meno se non si trovassero da qualche parte i suoi calzari. Certo che va attribuita al cardinal Ballestrero una buona dose di coraggio. Chiamando la scienza ad essere arbitro della questione, poteva esporsi, come poi è successo, a una smentita.
Ma ecco una lettera del valente biologo Guido Barbujani e la relativa risposta di Corrado Augias su La Repubblica.
 
 
DOMENICA, 28 GIUGNO 2009
 
Pagina 28 - Commenti
 
la disputa sull´età scientifica della sindoNe
 
 
CORRADO AUGIAS

 

C aro Augias, Repubblica del 14 giugno riportava con evidenza la scoperta, sulla Sacra Sindone, di scritte che potrebbero essere interpretate come l'atto di morte di Gesù Cristo. Si accenna al fatto che l'analisi del radiocarbonio ha dimostrato che la Sindone ha meno di otto secoli, ma si aggiunge che con la chimica non si sa mai. In un certo senso è vero: le datazioni scientifiche hanno un margine di incertezza. Nel caso specifico, possiamo dire che la Sindone è stata fabbricata in un arco di tempo che può andare dal 1262 al 1384. Ma la probabilità che abbia duemila anni è zero, come peraltro ha ammesso il cardinale Ballestrero che aveva promosso lo studio scientifico del reperto. Forse chi ha una fede cieca nei miracoli può credere che si possa avvolgere un corpo (e il relativo atto di morte) in un telo tessuto dodici secoli dopo. Ma molti altri lettori ragionano diversamente. Le scritte ritrovate non possono mettere in discussione il fatto che la Sindone è, al di là di ogni ragionevole dubbio, una creazione medievale.

Guido Barbujani Dipartimento di Biologia ed Evoluzione Università di Ferrara

S ul numero del 16 febbraio 1989, l'autorevole rivista Nature ha pubblicato un importante saggio sul tema intitolato «Radiocarbon Dating of the Shroud of Turin». Nell'ottobre 1987 l'arcivescovo di Torino, custode della Sindone, scelse tre laboratori per l'esame del lenzuolo: Arizona, Oxford, Zurigo. L'articolo descrive le precauzioni con le quali tre lembi di tessuto di 10x70 mm. e del peso di 50 mg vennero prelevati alla presenza di numerosi testimoni. Le conclusioni sono che con un'attendibilità intorno al 95% il lenzuolo può essere datato in un periodo compreso tra il 1260 e il 1390 «prova conclusiva che la Sindone di Torino è medievale». In un libro appena pubblicato («I templari e la Sindone di Cristo» il Mulino ed.) la studiosa Barbare Frale non si occupa direttamente della datazione concentrandosi piuttosto sul fatto che «questi frati guerrieri. custodirono per un certo tempo la Sindone e in essa contemplavano la prova che il Cristo era davvero passato attraverso la morte». La Frale espone però anche le ragioni per le quali l'esame al radiocarbonio potrebbe non essere definitivo: «secondo alcuni il metodo seguito non avrebbe rispettato le regole di una procedura scientifica». Inoltre i risultati potrebbero essere stati falsati dalla circostanza che la Sindone: « è un reperto archeologico che ha subìto numerosissime forme di contaminazione e sulla storia del quale c'è ancora moltissimo da scoprire». La Chiesa si mostra in ogni caso molto cauta, anche perché, scrive la Frale « Il giorno in cui dovesse dichiarare la sindone vero lenzuolo funebre di Gesù, diventerebbe molto difficile continuare a fare esami scientifici su di essa».